Passa ai contenuti principali

Subaru Impreza e-BOXER: ibrida si, ma cuore sempre Boxer

Ibrido si ma con il motore boxer nel cuore. In casa Subaru è tempo per l'arrivo di Impreza e-Boxer nella sua versione 2020, che mantiene la filosofia costruttiva tipica della casa delle Pleiadi, aggiungendo però ora la componente ibrida, in linea con l'attualità e con la direzione che il mercato prenderà nei prossimi anni. "E' il terzo modello Subaru che diventa ibrido - hanno fatto sapere dalla casa giapponese - e la missione ancora una volta è stata quella di creare una vettura divertente, durevole e soprattutto sicura. Impreza è sempre stata un'auto stradale, in grado di muoversi in ogni situazione, e il sistema ibrido oggi aiuta a fornire una guida ancora più dinamica". Fin dalla presentazione nel 1992, l'obiettivo del team di progettazione Subaru alle prese con Impreza è stato quello di realizzare una berlina dalle prestazioni elevate, ma in grado di trasportare il proprietario ed i suoi ospiti in un ambiente sportivo, elegante, sicuro e confortevole. La nuova Subaru Impreza e-BOXER MY20 mantiene mantiene questa direzione, confermando la famosa trazione integrale permanente Subaru Symmetrical AWD ed il motore Boxer. La trazione integrale è quella che assicura i più elevati livelli di tenuta di strada, soprattutto in presenza di terreni a bassa aderenza, mentre l'equilibrio generale, in questa versione ibrida, rimane inalterato dato che l'alloggiamento del pacco batterie ad alta tensione agli ioni di litio e la sua elettronica di gestione sono simmetrici sia trasversalmente, sopra l'assale posteriore, che longitudinalmente. Questo significa lasciare inalterate le doti di maneggevolezza e le qualità di trazione di Impreza anche nella sua nuova concezione.


Fonte ansa.it                                                                                                                Simply Red

Commenti

Post popolari in questo blog

I giardini di marzo

Far riscoprire al Paese il gusto della partecipazione politica e della manifestazione di un diritto. Il trend porta all'astensionismo, ma nessuno si domanda il perché. Mediamente alle urne non si presenta il 25% degli aventi diritto. Il partito del "non voto" è cresciuto per scelta o per contagio? Apatico politico, anarcoide, o semplicemente svogliato e non coinvolto socialmente? Sono queste le figure più rappresentative. Sarebbe bene esprimere il proprio pensiero, e se non ci si sente rappresentati, votare scheda bianca o nulla, ma comunque votare. Non è il caso che il popolo italico si trasformi in un popolo passivo, non lo è mai stato, nel bene o nel male. Non votando, si alienerebbe la nostra coscienza, sorgerebbero così frustrazioni, paure e crisi dei valori. Si ha bisogno di rassicurazioni, si dovrebbe avere una propensione al miglioramento ed ai cambiamenti. "Il carretto passava e quell'uomo gridava 'gelati'!". LionRasta

"Aspettando Godot"

Oggi siamo in piena campagna elettorale e ogni situazione è ideale per porre veti, per sparlare, per promettere e per dirsi migliori degli altri. Invito chi non conoscesse l'opera in oggetto, scritta da S. Beckett, a vederla o leggerla. Molti di noi si rivedrebbero, o di rivedono, nei panni di Pozzo o Luky (un padrone e un servo), o di Didi e Gogo (due barboni che litigano per tutto in attesa appunto di Godot). Attenti nell'analisi dell'opera, attenti ad ogni sua indicazione, a cominciare dal nome del personaggio atteso e mai entrato in scena: Godot, appunto. "God" in inglese vuol dire "Dio", "Dot" si traduce con "punto". Ed è tutto un dire, considerando che Beckett era dichiaratamente ateo. Inoltre il suffisso "ot", in francese, rappresenta le piccole dimensioni. Nel dire popolare, "aspettando godot" è diventato sinonimo di una situazione assurda, in cui si aspetta un avvenimento che, pur apparendo imminente, non...

Italiani brava gente...

Questo senso di buonismo ci pervade, ci inebria, ci unisce, ogni qualvolta che qualcosa di tragico accade. Ma è poi così vero? Forse che sì, forse che no. Certo il fatto che qualche altro lo debba fare per conto tuo e con i tuoi soldi, non piace quasi a nessuno. Che cosa? La beneficenza. La beneficenza è una cosa spontanea, che nasce dal cuore, e la si fa in modo sincero, senza proporzioni né calcoli. Qui la si vuole imporre con accise e patrimoniali, vero signora Kyenge. Ed addirittura indirizzarla ad organizzazioni per poi redistribuirla. E' vero che la cultura e l'educazione cristiana di cui la maggioranza del nostro popolo è professante, dice che "la mano destra non deve sapere ciò che compie la sinistra", inerentemente all'anonimato del benefattore ed alla cifra o alle cose donate in beneficenza. Ma resta il fatto che voglio essere io a decidere se farlo o meno. E quanto e come farlo. Noi siamo stati un popolo di emigranti, e forse lo siamo ancora. Abbiamo c...