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Vilipendio

Il reato di vilipendio al Capo dello Stato è punito nel nostro ordinamento con una pena fra 1 e 5 anni di reclusione (art. 278 del C.P.). Mentre chi, o coloro che, istigano al vilipendio al Capo dello Stato, pur avendo un ampio margine di tolleranza, cosa che concede loro la legge 85/2006 (riforma inerente alla libertà di opinione o di pensiero) rischiano di "spiaggiarsi" contro altri ben più gravi reati quali quello di: "attentato alla Costituzione", "Terrorismo" e quelli citati dagli artt. 279, 280 e 288 del C.P.. Ma il dosar parole, forse, non appartiene all'odierna dialettica politica. Spero facciano subito ammenda e si limitino a far ciò che a loro compete. Elezioni, sì, al più presto, purché con una nuova legge elettorale. Visto cosa accade a far le cose nel giusto ordine. 


LionRasta

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I giardini di marzo

Far riscoprire al Paese il gusto della partecipazione politica e della manifestazione di un diritto. Il trend porta all'astensionismo, ma nessuno si domanda il perché. Mediamente alle urne non si presenta il 25% degli aventi diritto. Il partito del "non voto" è cresciuto per scelta o per contagio? Apatico politico, anarcoide, o semplicemente svogliato e non coinvolto socialmente? Sono queste le figure più rappresentative. Sarebbe bene esprimere il proprio pensiero, e se non ci si sente rappresentati, votare scheda bianca o nulla, ma comunque votare. Non è il caso che il popolo italico si trasformi in un popolo passivo, non lo è mai stato, nel bene o nel male. Non votando, si alienerebbe la nostra coscienza, sorgerebbero così frustrazioni, paure e crisi dei valori. Si ha bisogno di rassicurazioni, si dovrebbe avere una propensione al miglioramento ed ai cambiamenti. "Il carretto passava e quell'uomo gridava 'gelati'!". LionRasta

"Aspettando Godot"

Oggi siamo in piena campagna elettorale e ogni situazione è ideale per porre veti, per sparlare, per promettere e per dirsi migliori degli altri. Invito chi non conoscesse l'opera in oggetto, scritta da S. Beckett, a vederla o leggerla. Molti di noi si rivedrebbero, o di rivedono, nei panni di Pozzo o Luky (un padrone e un servo), o di Didi e Gogo (due barboni che litigano per tutto in attesa appunto di Godot). Attenti nell'analisi dell'opera, attenti ad ogni sua indicazione, a cominciare dal nome del personaggio atteso e mai entrato in scena: Godot, appunto. "God" in inglese vuol dire "Dio", "Dot" si traduce con "punto". Ed è tutto un dire, considerando che Beckett era dichiaratamente ateo. Inoltre il suffisso "ot", in francese, rappresenta le piccole dimensioni. Nel dire popolare, "aspettando godot" è diventato sinonimo di una situazione assurda, in cui si aspetta un avvenimento che, pur apparendo imminente, non...

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