Passa ai contenuti principali

Sicuri di essere al sicuro

Il problema purtroppo si ripete. Case protette per anziani, scuole materne ed asili nidi, luoghi cioè dove i più indifesi, i più deboli dovrebbero poter star tranquilli, vengono messi in discussione. Ripetute e ridondanti le notizie che ci giungono circa presunti e verificati maltrattamenti che avvengono nei luoghi succitati. La domanda che ci poniamo noi tutti è se esista uno o più metodi a far si che ciò non avvenga o che quanto meno si riduca al massimo. Per far si che il focus sia sempre acceso sull'argomento cercherò di suggerire qualche punto risolutivo: 
a) Essere presenti e cioè far visite improvvisate e fuori orario consentito dalla direzione della struttura, effettuando così, una tantum, una sorta di monitoraggio magari confrontandosi con altri famigliari di degenti o alunni (qualora si trattasse i scuola o asilo).
b) Essere in possesso, nei limiti consentiti dalla legge, di elementi di controllo tali quali la video sorveglianza. Tali elementi garantiranno oltre che la tutela degli ospiti un distinguo tra operatori sani ed operatori insani, evidenziando responsabilità lì dove ce ne fossero.
c) Un controllo sulle licenze e sulle certificazioni delle strutture in oggetto. Tale controllo dovrà ripetersi a scadenza e lì dove ci fossero dubbi e perplessità, fatto a sorpresa.
d) Un controllo sulle qualità e sulle capacità degli operatori, ripetuto negli anni. 
Questo o altro servirà a far star meglio non solo gli ospiti, ma anche i loro parenti, i quali ne delegano la sicurezza e la salute. Nella speranza che i nostri governanti, perchè tutto ciò deve per forza rientrare nella regolamentazione di legge, prendano provvedimenti nell'immediatezza. Invito tutti ad essere sentinelle vigili di situazioni diverse o opposte alla nostra 


                                                                                                                               Lyon Rasta

Commenti

Post popolari in questo blog

I giardini di marzo

Far riscoprire al Paese il gusto della partecipazione politica e della manifestazione di un diritto. Il trend porta all'astensionismo, ma nessuno si domanda il perché. Mediamente alle urne non si presenta il 25% degli aventi diritto. Il partito del "non voto" è cresciuto per scelta o per contagio? Apatico politico, anarcoide, o semplicemente svogliato e non coinvolto socialmente? Sono queste le figure più rappresentative. Sarebbe bene esprimere il proprio pensiero, e se non ci si sente rappresentati, votare scheda bianca o nulla, ma comunque votare. Non è il caso che il popolo italico si trasformi in un popolo passivo, non lo è mai stato, nel bene o nel male. Non votando, si alienerebbe la nostra coscienza, sorgerebbero così frustrazioni, paure e crisi dei valori. Si ha bisogno di rassicurazioni, si dovrebbe avere una propensione al miglioramento ed ai cambiamenti. "Il carretto passava e quell'uomo gridava 'gelati'!". LionRasta

"Aspettando Godot"

Oggi siamo in piena campagna elettorale e ogni situazione è ideale per porre veti, per sparlare, per promettere e per dirsi migliori degli altri. Invito chi non conoscesse l'opera in oggetto, scritta da S. Beckett, a vederla o leggerla. Molti di noi si rivedrebbero, o di rivedono, nei panni di Pozzo o Luky (un padrone e un servo), o di Didi e Gogo (due barboni che litigano per tutto in attesa appunto di Godot). Attenti nell'analisi dell'opera, attenti ad ogni sua indicazione, a cominciare dal nome del personaggio atteso e mai entrato in scena: Godot, appunto. "God" in inglese vuol dire "Dio", "Dot" si traduce con "punto". Ed è tutto un dire, considerando che Beckett era dichiaratamente ateo. Inoltre il suffisso "ot", in francese, rappresenta le piccole dimensioni. Nel dire popolare, "aspettando godot" è diventato sinonimo di una situazione assurda, in cui si aspetta un avvenimento che, pur apparendo imminente, non...

Italiani brava gente...

Questo senso di buonismo ci pervade, ci inebria, ci unisce, ogni qualvolta che qualcosa di tragico accade. Ma è poi così vero? Forse che sì, forse che no. Certo il fatto che qualche altro lo debba fare per conto tuo e con i tuoi soldi, non piace quasi a nessuno. Che cosa? La beneficenza. La beneficenza è una cosa spontanea, che nasce dal cuore, e la si fa in modo sincero, senza proporzioni né calcoli. Qui la si vuole imporre con accise e patrimoniali, vero signora Kyenge. Ed addirittura indirizzarla ad organizzazioni per poi redistribuirla. E' vero che la cultura e l'educazione cristiana di cui la maggioranza del nostro popolo è professante, dice che "la mano destra non deve sapere ciò che compie la sinistra", inerentemente all'anonimato del benefattore ed alla cifra o alle cose donate in beneficenza. Ma resta il fatto che voglio essere io a decidere se farlo o meno. E quanto e come farlo. Noi siamo stati un popolo di emigranti, e forse lo siamo ancora. Abbiamo c...